Jan 2, 2021 • 4M

XXVIII. L'inizio di tutto (aka. La tappa pilota)

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Storie dai Balcani alla vigilia dei 30 anni dall’inizio delle guerre nell’ex-Jugoslavia // Stories from the Western Balkans on the 30th anniversary eve of the Yugoslav Wars
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Ciao,

bentornata o bentornato a BarBalcani, la newsletter che dà voce alle storie dai Balcani occidentali.

È il gennaio 2021. La vigilia è finita. Siamo arrivati all’anniversario dell’inizio delle guerre nell’ex-Jugoslavia.

Per noi comincia qualcosa di nuovo.

Cosa?
Scoprilo qui sotto.


Tu sei fondamentale

Ormai da mesi ricevi i contenuti di BarBalcani. Che stuzzichino tanto o poco il tuo interesse, spero che tu li stia trovando utili e di buona qualità.

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Il lavoro fatto bene - che tende continuamente a migliorare - richiede ore ed energie. Da sottrarre al tempo libero, perché questo non è un lavoro retribuito.

È un piacere, ma costa.

Costa non staccare gli occhi dal computer, quando finisce il lavoro per la redazione di Eunews ma comincia quello per BarBalcani. Costa cercare sempre nuovi contatti e programmare videochiamate. Costa sottoscrivere abbonamenti a giornali stranieri per rimanere aggiornati.

Non costerebbe nulla invece sognare di fare un viaggio sui Balcani per raccontarti nuove storie proprio da lì, sul campo. Ma c’è da fare i conti con le spese per un microfono, una videocamera, alloggi, trasporti e chi più ne ha, più ne metta.

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Quando?
Ogni secondo mercoledì del mese
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Cosa?
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Da adesso in poi

Se deciderai di sostenere questo progetto, ogni secondo mercoledì del mese riceverai una tappa-podcast. Chiamiamolo pure un BarBalcast.

Sarà un percorso parallelo che faremo con calma. Un tuffo nel passato, portando indietro le lancette esattamente di 30 anni.

Di mese in mese, scopriremo cosa stava succedendo - proprio in quel mese - nella Jugoslavia in dissoluzione, dal 1991 in avanti.

Insomma, gennaio 2021 come gennaio 1991. Febbraio di oggi come il febbraio di 30 anni fa. E così via.

Ne avremo per un po’, circa una decina d’anni, facendo due conti. Ma sarai tu a scegliere quando salire e quando scendere da questo viaggio.

Come hai visto in questa tappa pilota, inizieremo da un contributo audio. Una canzone, un passaggio di un libro, un’intervista, un frammento di eventi più o meno conosciuti che hanno dato forma a questa storia.

La mia voce sarà un semplice filo rosso che unirà il tutto.

Poi via con il racconto scritto e fotografico dell’evento chiave di quel mese. Qualcosa che non possiamo permetterci di non conoscere, per capire lo sviluppo della Storia. E di ciò che ha reso il presente così come lo vediamo.

Vuoi un assaggio?
La puntata pilota è qui per questo!


Indipendenza all’orizzonte

Sono passati 10 anni dalla morte del generale Josip “Tito” Broz.

C’è Hajde da ludujemo di Tajči alla radio, l’ultima canzone della Jugoslavia unita all’Eurovision Song Contest.

Hajde da ludujemo. Diamoci alla pazza gioia.
Ma dal maggio 1990 c’è chi si sta dando ad altro.

In Slovenia, Croazia e Bosnia i militari della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia iniziano a svuotare i depositi di armi accessibili alle truppe che da alleate potrebbero diventare presto nemiche.

In una Jugoslavia ormai allo sbando, a Belgrado si respira la paura concreta che le tre Repubbliche possano trasformare le Difese Territoriali nei perni dei propri eserciti nazionali.

In Croazia e Bosnia, l’Armata riesce nel suo intento.

La Slovenia, invece, sta già prendendo la sua strada. Come diceva Bruce Springsteen nella sua Independence Day.

Slovenia

A settembre, il ministro della Difesa sloveno, Janez Janša (oggi premier) è già riuscito a riunire un corpo d’armata di 20 mila uomini. In più, ha preso possesso di circa 5 mila pezzi di artiglieria leggera della Difesa territoriale e sta comprando armi dall’estero.

Belgrado finge di non vedere. Per necessità e convenienza.

Tirate le somme tra maggio e settembre, il presidente della Serbia, Slobodan Milošević, decide di lasciar andare Lubiana al suo destino. Nessuna delle contromisure - come l’arresto del presidente sloveno, Milan Kučan - viene realmente messa in atto.

La Slovenia è la Repubblica più distante geograficamente e culturalmente. Sente di appartenere più alla Mitteleuropa che al mondo balcanico. Chiama gli altri popoli jugoslavi “fratelli meridionali”, in senso dispregiativo.

«Dove c’è una tomba serba, là è Serbia», dice lo slogan del nazionalismo di Milošević. E di tombe serbe, in Slovenia, non c’è traccia. A Lubiana non è rimasto nulla da difendere.

Anzi, dalla rivendicazione “un popolo, uno Stato”, c’è solo guadagnare. Così come lo vogliono gli sloveni, anche ai serbi di tutta la Jugoslavia dovrà essere riconosciuto il diritto di vivere in un unico Stato.

La disgregazione della Jugoslavia inizia a far comodo per le istanze nazionaliste di tutta la penisola.

Lubiana però corre più in fretta.

Il 23 dicembre 1990 si tiene il referendum sull’indipendenza della Slovenia.

Nove elettori su dieci si recano alle urne. Il plebiscito dice 94,71% a favore, 4,29% contrario. Non valido il restante 2%.

Le autorità della Repubblica di Slovenia vengono legittimate a cercare di creare uno Stato sovrano e indipendente, nell’ambito della Confederazione Jugoslava o al di fuori di essa.

Ci sono 6 mesi di tempo.

È iniziata la dissoluzione della Jugoslavia.
È iniziata la guerra dei 10 anni.

Bandiera della Repubblica Socialista di Slovenia, in uso dal 1963 al 26 giugno 1991

Fine tappa. Sul bancone di BarBalcani

Siamo arrivati alla fine di questa tappa un po’ speciale, un assaggio del racconto intimo che continueremo insieme, se vorrai unirti.

Ma come sempre, anche oggi prima di salutarci dobbiamo passare dal nostro bar di fiducia.

A servirci, è una coppia: l’ostessa Arianna e l’oste Claudio (qualcuno li chiamerebbe altrimenti mia sorella e mio cognato).

Ci sediamo e, in attesa del drink, mettono sul bancone un libro: Giro del mondo in 80 bicchieri. Un altro omaggio per un viaggio ancora più ricco!

Lo aprono, a pagina 18. È la sezione delle rakije serbe. Le chicche sono molte:

  • Alambicco e nome raki arrivarono nel XIV secolo con i Turchi;

  • Una stima della produzione annuale è impossibile: le distillerie domestiche sono autorizzate e quasi ogni famiglia contadina ha il suo alambicco;

  • Solo la Serbia ha 5 denominazioni di origine protetta dall’UE (dal 2007). Sono almeno 10 mila i produttori, ma solo 100 le marche sul mercato;

  • Una buona bottiglia costa circa 8€;

  • Quando si beve la rakija, sempre guardare l’ospite dritto negli occhi. E mai, mai bere tutto lo shot d’un fiato!

  • Un proverbio balcanico dice che “Chi non ha della rakija, non sarà pronto per la guerra”.

Con questo regalo nello zaino, riprende il viaggio di BarBalcani. Ci rivediamo fra una settimana, per la ventinovesima tappa!

Un abbraccio e buon cammino!


Se però questa nuova esperienza parallela ti ha incuriosito, ci diamo appuntamento al secondo mercoledì del mese, il 14 gennaio. Ti basterà scegliere che tipo di donazione fare, secondo le tue preferenze:

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Io come sempre ti ringrazio per essere arrivato fino a questo punto del nostro viaggio, iniziato ormai sei mesi fa. Qui puoi trovare tutte le tappe del 2020.

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